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Le impronte continuavano verso la parte più fitta dell’isola, dove gli alberi diventavano più alti e il terreno più scuro.
Reven avanzava davanti a tutti, il respiro corto, la mascella serrata.
Ogni passo era un colpo al petto.
Finn era vivo.
Doveva esserlo.
Tarek li seguiva, visibilmente agitato.
«Non ha senso» mormorò. «Non ci sono animali così grandi qui. Non in questa isola.»
«Eppure qualcosa c’è» ribatté Draymor, indicando un ramo spezzato a due metri d’altezza.
Reven non rispose.
Non poteva permettersi di pensare.
Solo di muoversi.
Le impronte li portarono fino a una zona che Tarek non aveva mai mostrato loro: un vecchio sentiero di pietre, coperto da muschio e radici.
Non sembrava naturale.
Sembrava… costruito.
«Che cos’è questo?» chiese Jared, toccando una delle pietre.
Tarek deglutì.
«Non lo so. Non sono mai venuto così a nord. Non da solo.»
Reven si chinò, osservando meglio.
Le pietre erano lisce, levigate dal tempo.
E tra una e l’altra, incastrati nel terreno, c’erano pezzi di legno… lavorato.
«È un molo» disse piano. «O lo era.»
Draymor annuì.
«Qualcuno viveva qui. Molto tempo fa.»
Reven si rialzò.
«E forse qualcuno ci vive ancora.»
Un grido soffocato li fece voltare tutti.
Era Mara.
«Capitano… guardate.»
A pochi metri dal sentiero, tra due alberi, c’era una corda tesa.
Una trappola rudimentale, ma efficace.
E appesa a quella corda, a un metro da terra…
…c’era Finn.
Legato per i polsi, la camicia strappata, il fiato corto ma vivo.
«Finn!» Reven gli fu addosso in un secondo, tagliando la corda con il coltello di Draymor.
Lui cadde tra le sue braccia, ansimante.
«Sto… sto bene» mormorò, anche se non era vero. «Non era un animale.»
Reven gli sollevò il viso.
«Chi ti ha preso?»
Finn deglutì, guardando verso il fitto della giungla.
«Uomini» disse. «Almeno tre. Mi hanno colpito alla testa. Dicevano… dicevano che non dovevamo essere qui.»
Tarek impallidì.
«Uomini? Qui?»
Finn annuì lentamente.
«E non erano naufraghi. Avevano armi. E… e parlavano di un “confine”.»
Reven sentì un brivido correre lungo la schiena.
«Che tipo di armi?»
«Lance. Coltelli. E una cosa… sembrava un fucile, ma vecchio. Molto vecchio.»
Draymor si voltò verso Tarek.
«Hai detto che eri solo.»
Tarek alzò le mani, spaventato.
«Lo ero! Lo giuro! Non ho mai visto nessuno in tre anni!»
Finn si aggrappò al braccio di Reven per alzarsi.
«Reven… non volevano uccidermi. Volevano… capire da dove venivamo. E poi uno di loro ha detto che “il capo deve decidere cosa fare di noi”.»
Reven si irrigidì.
«Quindi sanno che siamo qui.»
Finn annuì.
«E torneranno.»
Un rumore secco, come un ramo spezzato, risuonò tra gli alberi.
Reven si voltò di scatto.
Tra le fronde, a pochi metri da loro, c’era una figura.
Un uomo.
Vestito con abiti logori ma puliti.
La pelle scura, i capelli raccolti in trecce.
In mano una lancia di legno rinforzata con metallo.
Non sembrava un selvaggio.
Non sembrava un naufrago.
Sembrava un guardiano.
E non era solo.
Dietro di lui, altre due figure comparvero in silenzio.
L’uomo avanzò di un passo, puntando la lancia verso Reven.
«Avete superato il confine» disse con voce ferma. «E questa parte dell’isola non appartiene a voi.»
Reven si mise davanti a Finn, senza esitare.
«Non vogliamo combattere. Uno dei vostri ha preso il mio uomo. Lo rivogliamo indietro.»
L’uomo la fissò a lungo.
Poi abbassò la lancia.
«Il tuo uomo è vivo. E il nostro capo vuole parlare con te.»
Reven strinse la mascella.
«E se rifiuto?»
L’uomo sorrise appena.
«Allora non uscirete mai da quest’isola.»